Villa Lancellotti

Alcune informazioni su Villa Lancellotti

Il primo edificio, costituito da un corpo a tre piani con tre ambienti per piano, coperto da un tetto con lunghe falde inclinate ad andamento asimmetrico su tutti i lati e destinato a luogo di ritiro e alloggio per la congregazione degli Oratoriani, viene costruito intorno al 1578 da Bonanni per volere di Silvio Antoniano e Alfonso Sala.

Dopo la morte di Filippo Neri, gli Oratoriani impegnati nella fabbrica del complesso della Chiesa Nuova, affittano la villa al cardinale milanese Alfonso Visconti che si occupa di ampliare l’edificio trasformandolo da “casa ordinaria” in “palazzo”. L’ampliamento prevede la realizzazione di una loggia a tre archi e due ali simmetriche con sei stanze. A questa fase costruttiva appartengono gli affreschi nelle volte delle sale al pian terreno con temi biblici, allegorici e stemmi eseguiti da Cherubino Alberti intorno al 1606. Nel 1608, con la morte del Visconti i lavori vengono interrotti e i Filippini vendono la villa al duca Mario Mattei.In seguito fu del duca Ferdinando Gonzaga che la vendette nel 1617 al banchiere pisano Roberto Primi, esponente della famiglia Borghese e tesoriere di Paolo V. A Roberto Primi si deve la costruzione del “teatro delle acque” nel giardino, ispirato a quello di Mondragone ma scenograficamente meno fastoso di quello di Villa Aldobrandini.
Sua figlia, Caterina, sposò Silvio Piccolomini alla cui famiglia la villa rimase fino al 1840, anno in cui fu venduta al barone Francesco Melherm di Baviera. Il figlio Teodoro nel 1866 la vendeva ad Elisabetta Aldobrandini, moglie di Filippo Massimo Lancellotti che diede inizio ad ampliamenti e lavori di restauro che interessarono il ninfeo e la decorazione pittorica interna della Villa. Nel salone del pianterreno, la volta è decorata da affreschi del 1873 di A. Angelini e D. Forti (1812­1884) con rappresentazioni di personaggi vari della famiglia Massimo Lancellotti.
Il primo nucleo architettonico risale al 1582 ed era molto semplice, a due piani, con cucina e cantina al piano terra, ampio ambiente centrale per le carrozze e grande salone centrale al piano superiore dove si affacciavano le stanze e la cappellina. La seconda fase dei lavori fu caratterizzata da ulteriori aggiunte strutturali, tanto che la villa da casa di riposo si trasformò in un organismo produttivo, circondato da vigne.

Di questi ampliamenti ne fu in gran parte artefice il cardinale Cesare Baronio. Dopo la morte del Visconti, 1608, l’ edificio risultava ampliato lateralmente, mentre al centro si manteneva la vecchia struttura. La villa era a tre piani, comprendente una parte nuova con sei stanze e la loggia ancora in costruzione: da semplice casa si stava trasformando in un vero e proprio palazzo.

Info: segreteria@irvit.it