Villa Muti

Alcune informazioni su villa Muti

La primitiva costruzione fu voluta nel 1579 dal canonico Ludovico Cerasoli. Nel 1595 fu acquistata dall’avvocato concistoriale Pompeo Arrigoni, futuro cardinale. L’Arrigoni iniziò subito la costruzione di un palazzo semplice ma austero, e contemporaneamente organizzò la primitiva costruzione fu voluta nel 1579 dal canonico Ludovico Cerasoli. Nel 1595 fu acquistata dall’avvocato concistoriale Pompeo Arrigoni, futuro cardinale. L’Arrigoni iniziò subito la costruzione di un palazzo semplice ma austero, ed organizzò anche il giardino. La villa ospitò diversi proprietari, dai Rocci Varesi ai Cesarini, dagli Amadei alla famiglia Muti, che definitivamente la abitò dai primi del Novecento. La zona in cui la villa sorge nell’età classica appartenne al cavaliere romano Marco Petronio Onorato, il quale vi costruì una villa sui resti, pare, del tempio della dea Fortuna e della reggia di Tarquinio il Superbo. Successivamente acquistò quest’area Lucio Licinio Lucullo. La decorazione pittorica del piano nobile con scene tratte dalla Bibbia si deve al cardinale Arrigoni e viene generalmente datata tra il 1612-13 ed il 1616, data della sua morte. Il ciclo di affreschi si disloca su 12 soffitti di 12 stanze, cioè in 7 ambienti del corpo centrale del fabbricato più in alcune sale laterali più piccole.

A Domenico Cresti detto il Passignano e Ludovico Cardi detto il Cigoli si devono forse i primi affreschi e gli inizi della decorazione pittorica. Gli studiosi, infatti, trovano difficoltà non sull’ attribuzione dei dipinti ma sulla loro datazione. In base alle ultime ipotesi, il Cigoli lavorò a villa Muti nell’ ultimo anno di vita, 1613, limitando molto la sua attività poiché impegnato anche in altre imprese. A completare l’opera alla morte del Cardi viene chiamato, dunque, Domenico Cresti detto il “Passignano” che dirige i lavori e dipinge Tobia che ridà la vista al padre, il Sogno di Giacobbe, la Creazione di Eva e il Sacrificio di Isacco. Alla morte del cardinale Arrigoni nel 1616 la decorazione si interrompe e il pittore fa ritorno a Firenze lasciando incompiuto il Mosè sul Monte Sinai. La villa, passata intanto agli eredi i monsignori Ciriaco Rocci e Diomede Varesi, nel 1629 viene divisa in due parti separate.

Il Varesi intorno al 1628 riprende il ciclo decorativo con Storie di Daniele, Storie di Abacuc, Caduta della Manna e Passaggio del Mar Rosso, a lungo attribuite a Pietro da Cortona ma da metter in relazione con l’opera di Marco Tullio Montagna (documentato nei conti della villa nel 1628) e di Simone Lagi. Varesi affida poi intorno al 1640 la decorazione delle volte dell’ala sud a Giovanni Lanfranco che esegue direttamente gli affreschi con l’Incontro di Giuda a Tamar, Giuseppe gettato nel pozzo dai fratelli e Susanna e i vecchioni. Dopo la morte di Ciriaco Rocci nel 16801a parte nord passa alla figlia Francesca e quindi a Innocenzo Muti. L’altra parte attraverso Girolamo Varesi passa agli Amadei. Nell’Ottocento la villa è divisa ancora tra i Cesarini, i Muti e gli Amadei ma nel Novecento viene riunificata dai Muti che la vendono dopo l’ultima guerra.

Info: segreteria@irvit.it