Villa Sora

Alcune informazioni su Villa Sora

Si trova a lato dell’antica via Romana (oggi via Tuscolana) e sorge in un area che faceva parte del “Tusculano” di Licio Licinio Lucullo (117-57 a.C.) e, in epoca successiva, della villa di Saverio Sulpicio Galba (Imperatore di Roma dal 68 al 69 d.C.). Edificata come casale di campagna a partire dalla prima metà del XVI secolo, viene conosciuta con il nome di “Torricella” e le prime notizie documentate risalgono all’anno 1546, quando viene citata da Paolo III e successivamente indicata nella stampa del Bertelli all’inizio del XVII secolo. Sia l’edificio che il terreno circostante a quell’epoca risultano di proprietà dei religiosi della cappella del “Santa Sanctorum” di Roma; successivamente la costruzione subisce profonde trasformazioni ed ampliamenti ad opera dei nuovi proprietari (conti Moroni, di origine milanese) che ebbero il raro privilegio di ospitare nella villa restaurata, papa Gregorio XIII ed il cardinale Carlo Borromeo nel novembre del 1582. Dopo tale solenne visita la villa prese anche il nome di “villa del papa”, potendosi, altresì, fregiare dell’insegna dei Boncompagni sul portone principale.

Nel maggio del 1600 Giacomo Boncompagni, duca di Sora, (figlio naturale di Gregorio XIII) acquistò la proprietà da Bartolomeo Moroni ponendovi la propria residenza con la moglie Costanza Sforza di Santa Fiora. I Boncompagni rimasero proprietari della villa per quasi trecento anni, alternando periodi di splendore a fasi di decadenza, finchè nel 1893 Rodolfo Boncompagni Ludovisi, principe di Piombino, cedette la villa con tutti gli arredi a Tommaso Saulini che la tenne fino al 1900, per lasciarla poi ai padri salesiani.

Con l’avvento dei salesiani, la struttura architettonica dell’antica villa viene diversamente suddivisa. Si istituisce un collegio che a lungo rivaleggia con quello di Mondragone, gestito dai Gesuiti. Si costruisce un nuovo corpo di fabbrica nel 1912 per ospitare delle scuole. Esso verrà congiunto alla villa nel 1926 attraverso un lungo corridoio. L’originaria costruzione era caratterizzata da un’edificio a forma quadrata a tre livelli, dotata di due torrette: una con vista su Roma, l’altra, più piccola, prospiciente la facciata principale. Passato il portale d’accesso, si accedeva nel cotile e, per mezzo di una scala, ai piani superiori. Nel salone, al piano nobile del palazzo, sulle quattro pareti vi sono affreschi con scene allegoriche che riproducono le nove muse, intervallate dalla rappresentazione di uomini illustri e da scene di paesaggio. Per lungo tempo la decorazione di questa sala è stata attribuita ai fratelli Taddeo e Federico Zuccai ma studi più recenti e approfonditi la indicano affrescata da Cesare Rossetti, della bottega del Cavalier d’Arpino. Attigua al salone si trova la bella cappella detta di S. Carlo Borromeo; sulla porta è rappresentata l’Annunciazione; sull’altare trova spazio la tela dell’Assunzione della Vergine e nella volta la SS. Trinità, ciclo attribuito a Nicolò Riccioloni.

Info: segreteria@irvit.it