Gregorio XIII: da Frascati Villa Sora in Giappone

Gregorio XIII parte per il Giappone

Il celebre ritratto di Gregorio XIII di Scipione Pulzone, opera fondamentale della ritrattistica della seconda metà del Cinquecento, parte per il Giappone il prossimo 7 aprile. Il quadro verrà esposto, nell’ ambito della mostra intitolata “Sol Levante nel Rinascimento italiano”, in tre diverse città del Paese del Sol Levante. Nell’ ambito del calendario culturale nipponico, l’evento è considerato tra i più importanti del 2017.

A rendere possibile l’operazione, è stato fondamentale il lavoro di coordinamento e raccordo svolto dall’I.R.Vi.T. – Istituto Regionale per le Ville Tuscolane, ente che ha curato la richiesta e l’iter burocratico per l’ottenimento delle varie autorizzazioni dalla competente Soprintendenza del MIBACT coordinando alcuni aspetti dell’organizzanione del trasporto dell’opera con le dovute cautele e l’opportuna sicurezza: compito affidato per la parte italiana all’azienda Arteria e, per la parte giapponese, alla Yamato Logistics.

Tutte le procedure inerenti l’organizzazione della mostra sono supervisionate dal Direttore Generale dei Musei Ugo Soragni.
Il dipinto sarà visibile:
– Dal 22 aprile al 17 luglio presso il Kobe City Museum;
-Dal 28 luglio al 10 settembre presso l’Aomori Museum of Art;
-Dal 21 settembre al 3 dicembre presso il Tokyo Fuji Art Museum.

Il prestito del dipinto di Scipione Pulzone si inserisce nell’ambito dell’Accordo di donazione e cooperazione culturale a lungo termine stipulato a giugno 2012 con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, un’intesa che fa seguito alla donazione, da parte del Tokyo Fuji Art Museum alla Repubblica Italiana, dell’opera su tela “La Battaglia di Anghiari”, tela attribuita a Leonardo da Vinci che raffigura la parte centrale del celebre e omonimo affresco, meglio conosciuto come “Tavola Doria”.

Tra il maggio 2015 e il maggio 2016, la prima stagione della mostra “Leonardo Da Vinci e la Battaglia di Anghiari” si è tenuta in tre sedi museali giapponesi: il Tokyo Fuji Art Museum; il Museum of Kyoto e il Museum of Art Sendai. Grande il successo con oltre 460.000 visitatori paganti. Tutto ciò è stato possibile grazie al sostegno e alla collaborazione della Presidenza della Repubblica, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

La nuova mostra vuole essere un’occasione per ribadire il percorso di interscambio culturale e di dialogo partito più di 430 anni fa: un elemento ancor più necessario oggi se si considera il processo di globalizzazione in atto. Riscoprire la bellezza e la ricchezza del tardo Rinascimento attraverso gli occhi di quattro giovani ambasciatori giapponesi può inoltre essere l’occasione per cercare nuove suggestioni e punti di vista sulla storia italiana.

Il ritratto di Gregorio XIII di Scipione Pulzone

Il ritratto di Gregorio XIII è stato individuato e attribuito a Scipione Pulzone grazie all’opera di ricerca della storica dell’arte Maria Barbara Guerrieri Borsoi. L’identificazione di Papa Gregorio XIII è stata resa possibile grazie all’iscrizione ben visibile sulla lettera che il pontefice tiene in mano e alla presenza dell’emblema dei Boncompagni sui ribattini della spalliera. Il quadro con un drappo sapientemente inserito in alto a sinistra rappresenta un dipinto nel dipinto, una creazione che dunque anticipa la pittura più propriamente barocca. Gli storici dell’arte ipotizzano inoltre che il ritratto possa essere la replica di un primo inedito quadro di Pulzone appartenente alla collezione Boncompagni-Ludovisi.

La posa di Gregorio XIII deriva da un illustre e celebre precedente: il ritratto di Giulio II di Raffaello, modello peraltro usato anche da Tiziano per Paolo III Farnese. A questo Scipione Pulzone aggiunge – come detto – l’illusione del quadro nel quadro, un espediente che crea prospettiva e dona all’opera un’ammirevole profondità. La pelle distesa, gli occhi cerulei, l’espressione del viso parlano di un Gregorio XIII ad inizio pontificato e quindi ancora relativamente giovane. Questo elemento fa pensare a una datazione del dipinto intorno alla prima metà degli anni ’70 del Cinquecento. D’altra parte Ugo Boncompagni conosceva Scipione Pulzone almeno sin dal 1574, quando l’artista e realizzò un altro importante ritratto del figlio Giacomo, proprietario dal 1600 di Villa Sora.

Gregorio XIII e la missione giapponese a Roma

La missione giapponese a Roma del 1585 è il risultato dell’opera di evangelizzazione del Giappone iniziata da Francesco Saverio. I primi legami stabili tra portoghesi e giapponesi avvennero presso Nagasaki, città che in questo periodo si trasforma da villaggio di pescatori in grande porto commerciale. Verso la fine del XVI secolo, i gesuiti vogliono fornire a Roma testimonianza del successo dell’opera di conversione al cristianesimo nella terra del Sol Levante. Per cui, Alessandro Valignano, Visitatore della Compagnia di Gesù nelle Indie Orientali, ritiene che i tempi siano maturi per presentare al Papa i frutti dell’impegno missionario. La delegazione nipponica è composta da quattro giovani membri di importanti famiglie di daimyō (signori) del Giappone meridionale. Istruiti presso il seminario di Arima, i quattro intraprendono nel 1582 un lunghissimo viaggio per mare durato più di due anni e mezzo. Nel 1584 vengono accolti in Portogallo con tutti gli onori dal Duca di Braganza e dal Re di Spagna. Poi partono per l’Italia, dove, a Livorno, vengono ricevuti dal Granduca di Toscana. Prima di giungere a Roma, furono anche a Caprarola e a Bagnaia dove visitarono Villa Lante e i suoi giardini. A fine marzo del 1585 sono a Roma, dove assistono alla repentina scomparsa di Gregorio XIII e all’ascesa al soglio pontificio di Sisto V. Ricevuti anche in questo caso con tutti gli onori, prestano atto di sottomissione in preghiera al Papa e presentano le rispettive lettere dei daimyō a cui sono legati.
Torneranno in Giappone nel luglio del 1590, non prima di aver visitato il Ducato di Ferrara e la Repubblica di Venezia. Al loro rientro troveranno un cambiamento generale del Giappone verso l’attività dei gesuiti. Nel 1587, Hideyoshi Toyotomi, nuovo capo militare e unificatore del Giappone, aveva emanato il primo decreto di espulsione dei missionari.

Gregorio XIII e le Ville Tuscolane

Il pontificato di Gregorio XIII è stato uno tra i più incisivi della storia della Chiesa. Diventato Papa il 13 maggio 1572, Ugo Boncompagni aveva un passato da laico e da studioso del diritto. Nato e formatosi a Bologna, insegnò nell’università della sua città per poi divenire vescovo con Paolo IV e cardinale con Pio V. Gregorio XIII si è fatto le ossa durante il Concilio di Trento, nel segno della Controriforma: un fatto che lo ha portato a dare alla Chiesa un carattere centralizzatore e particolarmente attento all’applicazione delle norme conciliari. Dal punto di vista religioso fu depositario della stima di San Carlo Borromeo, animatore del giubileo del 1575 e sostenitore dell’opera di evangelizzazione ecumenica dei gesuiti (opera nella quale va inserita la missione giapponese in Italia). Tuttavia questa passione per la fede e per il riscatto di Roma lo portò a compiere anche seri errori di valutazione (non comprese la misura dello sterminio portato avanti ai danni degli ugonotti nella Notte di San Bartolomeo, tra il 23 e il 24 agosto 1572).

Di lui è nota soprattutto la riforma del calendario che ne porta nome (“gregoriana”), una grande rivoluzione frutto di anni di studio e di un compromesso tra diversi eruditi, scienziati e teologi. Il 24 febbraio 1582, con la firma della bolla “Inter gravissimas”, Gregorio XIII dunque riforma il calendario giuliano e taglia i giorni che separano le date del 5 e del 14 ottobre. Lo scopo è riallineare i giorni dell’anno legale con le stagioni di quello solare (riportare l’equinozio di primavera al 21 marzo): un passo al quale nel tempo si è adeguato tutto il mondo e che, nel periodo in questione, rappresentava anche un mezzo per riaffermare la potestà materiale della Chiesa di Roma sul mondo riformato.

La firma della bolla in questione avviene a Villa Mondragone, nel Salone degli Svizzeri. La residenza tuscolana è il luogo prediletto del pontefice. Siamo in un periodo nel quale le corti sono itineranti e Ugo Boncompagni ha a disposizione, presso Mondragone, un’intera ala del casino Altemps. Qui, ospite del cardinale Marco Sittico Altemps, il pontefice ama soggiornare e passeggiare nello splendido giardino segreto. È stato lui stesso a suggerire la costruzione della villa, edificio che porta persino nel nome l’impronta papale: Mondragone sta per mons draconis, con riferimento diretto all’araldo della famiglia Boncompagni, un drago d’oro su sfondo rosso.

Ma Mondragone non è l’unica villa tuscolana legata a doppio filo a Gregorio XIII e alla famiglia Boncompagni. Morto Ugo Boncompagni il 10 aprile 1585 (il pontefice è sepolto nella Basilica di San Pietro), nel 1600 diventa proprietario di Villa Sora – una delle Ville Tuscolane – il figlio naturale, Giacomo Boncompagni. Lui e la moglie, Costanza Sforza dei Conti di Santa Fiora, conoscono la zona perché hanno spesso soggiornato sia a Mondragone che alla Rufina, la prima delle Ville Tuscolane (oggi Villa Falconieri). Villa Sora sarà ancora per secoli la residenza dei Boncompagni che, a partire dalla seconda metà del Seicento, si legheranno alla famiglia Ludovisi.

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